Antifragilità: strumento per la Piccola e Media Impresa

Antifragilità: strumento per la Piccola e Media Impresa

La pandemia ha sfasciato tutto e tutti.

Ci hanno raccomandato di diventare resilienti, termine oggi molto di moda, forse abusato in articoli giornalistici, programmi TV e post LinkedIn. La resilienza però non basta: la resilienza al massimo ci riporta dove eravamo, ma nel “New Normal” il “dov’eravamo” è un luogo che non esiste più.

Ecco che allora ci viene incontro il concetto di “Antifragile”, lanciato dal Prof. Taleb nel suo libro omonimo quasi dieci anni fa, ma che nello scenario odierno assume un valore fortissimo.

Antifragilità significa trarre beneficio dai fattori di stress, dall’incertezza, dalla variabilità: colui che è antifragile migliora quando le cose peggiorano.

Taleb ha coniato il termine “Antifragile” per definire l’esatto opposto di fragile. È qualcosa di più della robustezza o della resilienza, perché ciò che è robusto o resiliente regge bene i colpi e non subisce danni quando viene sottoposto a degli stress, mentre ciò che è antifragile addirittura migliora. Il robusto sopporta gli shock e rimane uguale a sé stesso, l’antifragile invece li desidera e se ne nutre per crescere e migliorare.

Sono antifragili, quindi, tutte quelle realtà che traggono vantaggio dagli scossoni, che prosperano quando sono esposte alla volatilità, al caso, al disordine e ai fattori di stress, e amano l’avventura, il rischio, l’incertezza.

Per spiegarlo meglio, Taleb si affida a dei miti: il fragile è costantemente sottoposto alla minaccia della Spada di Damocle mentre il resiliente rinasce dalle proprie ceneri come l’Araba Fenice e invece l’antifragile ci riporta alla mitologica figura dell’Idra, a cui ricrescevano due teste quando ne veniva tagliata una.

È l’energia che scaturisce dalla reazione di fronte a una difficoltà ciò che permette di innovare. Taleb spiega che le professioni autonome, i cui redditi sono soggetti a un certo grado di volatilità, contengono una maggior dose di antifragilità: le piccole variazioni quotidiane dei guadagni costringono coloro che le svolgono ad adattarsi e a cambiare continuamente, imparando dall’ambiente e sentendosi, in un certo senso, sempre stimolati a dimostrarsi all’altezza.

Questi individui devono continuamente affrontare problemi, che li spingono ad adattarsi, ma i fattori di stress sono informazioni. Per una persona che lavora in proprio un errore piccolo e non fatale rappresenta sempre un’informazione preziosa.

In questa esplorazione della realtà abbiamo visto come le aziende siano state costrette per non soccombere ad uscire dal vecchio mondo e a dotarsi di strumenti anti-fragili: prendiamo l’esempio banale della video-conferenza: in una situazione di lock-down, un’azienda fragile avrebbe avuto enormi difficoltà nel mettere il proprio management intorno ad un tavolo, un’azienda resiliente ci sarebbe riuscita con collegamenti più o meno improvvisati, una realtà antifragile avrebbe prodotto valore aggiunto perché avrebbe fruito del vantaggio del remoto, dotandosi non solo di un sistema di videoconferenza, ma affiancandolo anche a strumenti e buone pratiche di collaborazione remota e cogliendo l’occasione per una revisione e una semplificazione dei processi: quante riunioni ad esempio si tengono solo perché “abbiamo fatto sempre così” e non per una reale necessità?

C’è un’altra parte di “Antifragile” molto interessante e che è importante soprattutto nel contesto della PMI, a tale proposito riportiamo questo breve passo del testo:

«In genere si pensa che l’innovazione derivi da finanziamenti, pianificazione, studi alla Harvard Business School con Emeriti Professori di Innovazione e Imprenditoria (che non hanno mai innovato niente) o da consulenze di esperti (che, come sopra, non hanno mai innovato niente).

Si tratta di un abbaglio: per capire che cosa intendo, basta osservare il contributo decisamente elevato ai progressi tecnologici che, dalla Rivoluzione industriale alla nascita di Silicon Valley, è stato fornito da specialisti e imprenditori privi di istruzione.

La tecnologia è invece figlia dell’antifragilità, sfruttata da avventurieri che hanno corso rischi su rischi, sperimentando e procedendo per tentativi, mentre gli schemi progettati dai secchioni sono rimasti confinati dietro le quinte» (p. 60).

Le tecnologie quotidiane, quelle che ad esempio proviamo ad “evangelizzare” nella nostra Smart Assistants sono un esempio dell’applicazione di questo concetto: non c’è bisogno di scienziati di Harvard, ma di buona volontà, spirito imprenditoriale e voglia di cambiare la realtà quotidiana rimettendosi in gioco in questa nuova dimensione nella quale la pandemia da Covid-19 ci ha costretto.

E questo è sempre vero anche dove c’è poca tecnologia, ma molta tecnica artigiana, l’antifragilità ci induce ad essere ottimisti lanciandoci piccoli segnali intorno a noi.

Dunque siate antifragili e non abbiate paura di operare in un mondo diventato VUCA: un ennesimo acronimo americano che vuol dire Volatilità, Incertezza, Complessità ed Ambiguità.