Educazione digitale & educazione relazionale: è come dire viene prima l’uovo o la gallina?

Educazione digitale & educazione relazionale: è come dire viene prima l’uovo o la gallina?

La situazione di emergenza sanitaria da COVID-19 ha di molto accelerato l’utilizzo di modelli di lavoro che in altri tempi venivano considerati pionieristici, occasionali, facoltativi e soprattutto venivano scelti nella loro applicazione: primo fra tutti lo smart working!

Social distancing e close-out ne hanno imposto l’adozione e la sperimentazione su grandi numeri permettendo di rilevarne luci e ombre e (ri)portando l’attenzione sui modelli di interazione.

Il tema caldo, che sta molto a cuore a quanti colgono – come noi – in questi modelli delle opportunità, è quello di sviluppare una tecnologia sociale adeguata alla situazione, capace di massimizzare gli sforzi lavorativi e di risultato.

Alcune domande: davvero è tutto così nuovo in termini di interazione? Cosa regola le dinamiche on-line? Sicuramente ci sono regole specifiche, imprescindibili, che facilitano lo scambio/il lavoro nell’ambito di piattaforme create ad hoc per meeting, conferenze, eventi e che attengono a tools disponibili per il lavoro collaborativo, tempistiche non troppo dilatate per mantenere alta la soglia dell’attenzione e molto altro che approfondiremo via via nel corso del nostro Blog.

Crediamo di non essere tanto lontano dalla realtà nell’affermare che le dinamiche sociali sono sempre le stesse o meglio rispondono a regole valide in ogni spazio e luogo sia esso reale sia esso virtuale.

Prima ancora di una educazione digitale abbiamo forse il bisogno di tornare, recuperare, alimentare un’educazione alla relazione (relazionale) che sta alla base di tutto quello che facciamo IN MEZZO alle persone? CON e PER le persone? Anche la dialettica on-line presenta grandi difficoltà ed è diventata sempre più difficile, si parla tutti insieme, il caos spesso è ancor più insostenibile che nelle riunioni in presenza … soprattutto nel dibattito in rete, nei social.

L’ascolto dell’altro è sempre più faticoso e lo alleniamo sempre meno.

Ascolto ed empatia rientrano fra le capacità e le competenze relazionali più preziose da mettere in campo: avere consapevolezza dei pre-giudizi che risiedono dentro di noi e che condizionano le nostre valutazioni, sviluppare il desiderio di ascoltare fino in fondo chi abbiamo difronte per non perdere quella parte di “novità/generatività” che potrebbe magicamente manifestarsi ogni volta che, mordendoci la lingua, non interrompessimo il nostro interlocutore con la convinzione di sapere già quello che ha da dirci, sono solo alcune delle regole fondamentali da tenere a mente.

E ancora, parlare per comunicare: parlare senza personalismi, senza esibizionismi, parlare per dire, non per ascoltare se stessi. Insomma parlare per comunicare, non per sfogarsi, non per auto-affermarsi, non per proclamare. Nell’incontro e nel confronto non cercare la vittoria, l’avere sempre ragione su ogni punto, piuttosto lavorare all’intesa, alla decisione possibile e opportuna.

Questa riflessione con voi non per sminuire l’importanza di una corretta educazione digitale, piuttosto per la voglia di richiamare ancora una volta l’attenzione sulla “relazione” e sull’importanza che questa riveste anche, noi diremmo soprattutto, in ambienti smart, come quello in cui ci stiamo muovendo e all’interno del quale vorremmo accompagnare le microimprese italiane che oggi, più che mai, sono al centro della grande trasformazione del mercato del lavoro che va dalla digitalizzazione alla capacità di gestire il personale con una nuova modalità di leadership.