Imprese familiari e managerialità

Imprese familiari e managerialità

Le imprese familiari costituiscono la spina dorsale dell’economia italiana. I dati dell’Osservatorio di settore confermano come le imprese a proprietà familiare creano occupazione, crescono più delle altre tipologie di azienderegistrano una redditività più alta e hanno un rapporto di indebitamento più basso.

Tuttavia c’è un dato “tipicamente” italiano e differenziante per il quale ci discostiamo dalle principali economie europee e relativo al minor ricorso a manager esterni da parte delle famiglie imprenditoriali: risulta infatti che il 66% delle aziende familiari italiane ha tutto il management composto da componenti della famiglia, mentre in Francia questa situazione si riscontra nel 26% delle aziende familiari ed in UK solo nel 10%.

In una recente intervista anche il Governatore della Banca d’Italia Visco osserva come questo aspetto sia spesso collegato ad una scarsa managerialità delle nostre imprese familiari, in un contesto Paese contraddistinto peraltro da “un numero straordinariamente alto di imprese piccole e molto piccole”. Questo perché spesso il “background familiare e sociale” e/o dinamiche altre sembrano avere la meglio su competenza e tecnicalità, preparazione manageriale e percorsi di studio fatti. Tale situazione – continua Visco – rappresenta un aspetto critico perché “tende a limitare le performance aziendali”.

Questo tipo di panorama si può certamente leggere anche come una mancanza di apertura a talenti esterni e ad un management che, oggi più che mai in una fase storica drammatica quale quella causata dalla pandemia da COVID-19, è necessario sia moderno e all’avanguardia. Questo all’interno delle organizzazioni aziendali – di qualsiasi settore merceologico e dimensionamento – è vero sempre. A qualsiasi livello di funzione aziendale ci riferiamo. Perché maggiore è la competenza del singolo (dipendente) maggiore è la produttività di un’azienda, piccola o grande che sia. Dove il costo di una risorsa non tecnicamente preparata e aggiornata o la mancanza di managerialità rappresentano per l’imprenditore aspetti che impattano sul costo interno dell’azienda.

Questo è tanto più vero se si pensa che oggi, in un mondo del lavoro sempre più fluido e agile, orizzontale e interdipendente, stanno prendendo piede forme di collaborazione nuove e alternative rispetto al lavoro dipendente tradizionale, basti pensare, ad esempio, alle cosiddette “nuove professioni”. Esistono risorse competenti e tecnicamente preparate con le nuove tecnologie che possono essere “messe in campo” all’occorrenza, grazie alla flessibilità e autonomia che le contraddistingue e che, senza pesare eccessivamente su imprenditori o piccole aziende, vanno a colmare una funzione che l’imprenditore non dispone perché impossibilitato ad “assumere” oppure di cui si ha bisogno in modo spot. Tutto questo – mai come oggi – anche da remoto.

L’imprenditore ha la possibilità quindi di trovare fiducia e competenza anche in una figura professionale nuova, esterna all’azienda e … naturalmente smart!