Smart Working: “lavoro intelligente”

Smart Working: “lavoro intelligente”

In questo periodo di pandemia si è fatto un gran parlare di smart working il cui significato letterale è “lavoro intelligente”, anche se lo abbiamo visto utilizzato con il significato di “lavoro da casa”. Il mondo del lavoro italiano è cambiato di fatto il 23 febbraio del 2020, con l’approvazione di un decreto legge che, per rispondere all’emergenza da coronavirus, rendeva automatico il ricorso allo smart working, o lavoro agile, per le aziende nelle zone a rischio che potevano svolgere attività a domicilio e a distanza. Fino a quel momento il lavoro a distanza era stato molto raro: veniva richiesto dal singolo lavoratore all’azienda e sancito con un accordo individuale, ai sensi della Legge 81 del 2017. Dopo l’annuncio del lockdown nazionale, il 9 marzo 2020, per molte aziende è divenuto l’unico modo per restare aperte. In pochi mesi dipendenti, manager e datori di lavoro ne hanno esplorato benefici, potenzialità e difficoltà.
Ma la forma che si è vista durante il lockdown è stata un adattamento emergenziale del lavoro in ufficio dentro casa; si è svolto con gli stessi orari e sempre nello stesso luogo, solo che il luogo non era l’ufficio e dunque, spesso, con tutte le problematiche del caso: ambienti ristretti e condivisi con il resto della famiglia, postazioni di lavoro non professionali, strumenti tecnologici non idonei perché ad uso “casalingo”.
La situazione ora è estremamente variegata: ci sono dipendenti felici per il tempo risparmiato negli spostamenti e altri sfiancati da un flusso di riunioni virtuali e pasti da preparare alla famiglia; grandi aziende che non hanno mai riaperto gli uffici e altre medie e piccole che – all’attenuarsi dei contagi – hanno chiesto di ritornare in sede anche solo in modo spot.

Lo smart working, d’altro canto, ha fatto emergere anche negli uffici anomalie organizzative che in tempi meno recenti non erano evidenti. Comprendere come ottimizzare il lavoro d’ufficio – dai flussi di comunicazione ai software da utilizzare – anche a casa è diventata una priorità del mondo del lavoro, in considerazione dell’evoluzione / cambiamento al quale la pandemia ha costretto tutti a livello globale.
La parola “smart”, indica a tutti gli effetti, una direzione, quella cioè in cui il modo di lavorare di ciascuno di noi diventa più aderente e adatto al proprio stile di vita, invece che verificarsi il contrario. Quali siano i tools tecnologici che si utilizzano per rendere più efficace l’esperienza di collaborazione da remoto assume senza dubbio una grande importanza, ma non né è il focus.

Anche per il lavoro da casa, infatti, è necessario prendere in considerazione tutte le leve principali che regolano un’organizzazione: tempi, spazi, tecnologie, risorse umane ma anche la cultura aziendale.
Ciò è ancor più vero se si considera che non tutte le aziende hanno avuto esperienze positive nell’adottare lo smart working, soprattutto le più piccole che, anche oggi, lo considerano una risorsa temporanea e non una riorganizzazione efficace del lavoro.
Accanto alla problematica dei dipendenti di una certa età che non sanno usare la tecnologia, spesso il problema più grande è culturale, perché si è abituati ad avere le persone in presenza e perché non si ha idea di come “smaterializzare” il lavoro. E naturalmente per organizzarsi sono necessari investimenti anche gravosi economicamente.
A questo proposito va detto che lo smart working dovrebbe essere concepito come una nuova modalità di approccio (anche mentale) al lavoro. Esso permette di cambiare il paradigma del lavoro valutando i risultati e non il tempo, ma richiede una trasformazione anche del manager che deve imparare a pensare e a lavorare in modo diverso: deve motivare i collaboratori, affidare le consegne, definirne i tempi e indicare gli strumenti da usare etc… .
Gli asset fondamentali di questo nuovo paradigma, ancora una volta, risiedono nell’uomo e nella sua capacità di metterli in campo, si chiamano: responsabilità, mentalità “per obiettivi”, capacità di gestione del tempo, fiducia, riservatezza, trasparenza e soft skills.